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PARROCCHIA SANTI SILVESTRO E MARTINO

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GIORNATA SOLIDARIETA' 2011

Un grazie di cuore al parroco per avermi invitato, con una certa temerarietà mi verrebbe da dire, a proporVi alcune riflessioni personali sul tema della solidarietà e poi ad ognuno di Voi per la benevolenza con cui vorrà accogliere il mio imbarazzo, la mia emozione e queste mie parole semplici che  porgo con estrema modestia.

Ricordate? La settimana scorsa si è parlato di vita … la nostra vita dal primo all’ultimo respiro, di questo nostro corpo che è un tempio sacro complesso e fragile, di questa creatura, che è l’uomo,fatta ad immagine di Dio e poco meno degli angeli? Oggi, invece, la Chiesa in questa domenica di febbraio, tradizionalmente, ci chiama a celebrare la giornata della Solidarietà, ovvero del sentimento che mette in relazione la nostra vita con quella degli altri … durante questa nostra vita.

Perché io?  Sono il responsabile laico della Caritas del nostro Decanato e della nostra parrocchia. Sapete, vero? Anche noi abbiamo un centro di ascolto, una realtà consolidata, da molti anni sul nostro territorio, che offre aiuto e sostegno, in varie forme, a tante persone che si trovano in situazioni di disagio e di difficoltà.

Problemi e situazioni le più svariate: alcune nuove e impreviste, altre provvisorie, altre croniche, alcune risolvibili ed altre spesso irrisolvibili anche per noi.

Fa male a volte dover dire dei NO ma quello che facciamo, lo facciamo, grazie alla vostra generosità.

Il compito delle Caritas, però, non è solo limitarsi al ruolo di assistenzialismo distributivo, ma incaricarsi di cercare di graffiare sul piano culturale la propria comunità, di sensibilizzare i singoli fedeli ed educarli a saper coniugare, con coraggio e coerenza, fede e vita.

Ci dicono, non è più tempo di maestri ma di testimoni … ed è a noi, in questo nostro tempo, in questa nostra storia, ad ognuno di noi, che spetta il compito di rendere appetibile e diffondere il messaggio evangelico. Ancora oggi, tanti, tra noi cattolici, preferiscono rivolgere il proprio sguardo  ai più lontani, con l’incoraggiare e sostenere, chi è impegnato in qualche angolo di mondo ad aiutare e a soccorrere ... tante povertà. Anche noi l’abbiamo appena fatto.

Al di là di queste iniziative, comunque nobili e sempre meritevoli di essere sostenute, non per questo dobbiamo dimenticare il più vicino al quale dovremmo saper comunicare con uno stile di vita appropriato il desiderio di com-patire e di con-dividere che vada oltre il limite angusto della tolleranza.

Noi cristiani siamo chiamati a non sentirci solo figli del Padre di tutti, ma prima Fratelli e poi Figli dello stesso Padre (abbiamo imparato a nuotare, a volare, ma non abbiamo imparato a sentirci fratelli).

Come si fa in questa giornata a non ricordare due regole auree che dovrebbero essere patrimonio acquisito e condiviso da tutti gli uomini di buona volontà?

  1. Amare il prossimo come te stesso, una pietra miliare che dovrebbe mettere d’accordo tutti, laici e credenti, pensanti e benpensanti e guidarne costantemente i passi.

  2. Se non ami l’altro che vedi come puoi dire di amare Dio che non vedi Questo però è un interrogativo che interpella solo noi credenti e cristiani. Ma quanti di noi si ricordano che Gesù ci ha insegnato ad amare l’altro ... che non è mia moglie o i miei figli o i miei amici o quelli ai quali mi legano affetto e simpatia… no per noi cristiani l’altro è anche quello inopportuno o invadente che ci molesta nelle strade ma anche i tanti sconosciuti che vivono una paradossale situazione di clandestinità: sono ben noti ai loro datori di lavoro ma invisibili alle istituzioni e spesso anche a noi.  Sono di  pelle, di  nazione e di lingua e cultura diversa, e comunque una persona con sogni desideri e bisogni che sono gli stessi che hanno caratterizzato la storia di molti di noi … e che caratterizzano ancora la storia di molti nostri figli che operando in altri paesi sono l’altro per gli altri.

Abbiamo pensato di sottoporre alla Vostra attenzione, in questa giornata della Solidarietà, due iniziative che spero incontreranno il vostro favore e il vostro interesse.

1)    Proporvi sull’informatore parrocchiale il discorso che il nostro cardinale rivolge alla città tradizionalmente alla vigilia di Sant’Ambrogio e che ci interpella e ci riguarda tutti, anche se un orecchio ed un cuore più aperto dovrebbero averli quelli che sono stati eletti per perseguire il bene comune attraverso la sussidiarietà e la solidarietà. ‘Fare di questa nostra città un luogo coeso, solidale, comunicativo aperto a tutti, dove il terreno è liberato dalle aridità , dai sassi dai rovi che ne soffocano la fertilità,dove poter realizzare i progetti di vita più veri, credo sia non una utopia, ma una impresa possibile e affascinante  con il concorso di tutti. Nessuno escluso.’

2)     Abbiamo allestito una mostra con otto pannelli. Troverete delle domande che potranno sembrarvi inquietanti  ma forse anche capaci di smuovere le nostre remore, le nostre paure e i nostri pregiudizi.

Una mostra finalizzata al rilancio del FONDO FAMIGLIA LAVORO. Nella notte di Natale del 2008 già segnato dalle prime ondate di una crisi economica che doveva essere breve e passeggera, all'interrogativo che il Cardinale si pose (Io cosa posso fare concretamente come arcivescovo? che cosa possiamo fare noi, comunità ecclesiale?) si rispose immediatamente mettendo a disposizione un milione di euro. A quella domanda, come un seme gettato su un terreno fertile, forse oltre l'attesa, risposero subito tanti privati, alcuni importanti enti della città e tante società ed anche le parrocchie della diocesi hanno partecipato con un apprezzabile contributo. Ad oggi sono stati raccolti ed elargiti circa 11 milioni di euro e sono state aiutate oltre 5 mila famiglie: 32 nel nostro decanato con una erogazione complessiva di circa 62 mila euro. Numeri certo .. freddi dietro ai quali ci sono volti e storie di famiglie che si sono ritrovate improvvisamente senza lavoro e con impegni da assolvere ed onorare.

La crisi però continua ancora oggi, che di anni ne sono passati due. Si prevedono ulteriori interruzioni di rapporti di lavoro, soprattutto nelle occupazioni precarie ed a termine. Circolano dati agghiaccianti sulla disoccupazione ed in quella giovanile in particolare, giovani privati di sogni e di futuro.  Il Fondo si è esaurito ma non i bisogni e se il Cardinale ha messo in vendita i suoi presepi e i doni ricevuti durante la sua attività, noi possiamo fare ancora qualcosa oltre quello che siete già chiamati a fare e che state facendo,  magari  nel silenzio e nella discrezione.

In quell'occasione, il Cardinale chiedeva ai propri fedeli, quindi ad ognuno di noi anche di ripensare il proprio stile di vita all'insegna della sobrietà e delle solidarietà. Era un invito ad immaginare modi nuovi di  essere comunità e di vivere la prossimità degli altri.

Rivedendo e soffermandoci sui cartelloni e, ancor di più sul pieghevole inserito all'interno dell'INFORMATORE, potremmo sicuramente trovare un consiglio utile per qualcosa che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto o addirittura qualcosa che non abbiamo mai pensato di fare.

Concludo ricordandomi e ricordandovi che la solidarietà è una parola che si infrange fra mille impegni quotidiani, tra le fatiche delle nostre giornate .. ma che ognuno di noi potrebbe renderla forte e concreta con una piccola donazione fatta col cuore ma soprattutto in modo che non ci faccia dimenticare quella che davvero dovrebbe essere la carità : un abbraccio che accoglie, uno sguardo indulgente sull’uomo, capace di comprendere senza mai giudicare e tantomeno escludere .. capace di .. dare .. così semplicemente senza chiedere nulla in cambio.

L’amore cristiano è sconvolgente perché non pretende nessuna reciprocità... poi come possiamo non dirci che qualsiasi cosa possiamo fare o dare è sempre troppo poco rispetto al debito contratto fin dalla nascita con tutti quelli che ci hanno preceduto e che abbiamo una gravosa responsabilità verso i nostri figli e nipoti ai quali dovremmo saper lasciare almeno un mondo migliore di quello che abbiamo avuto in eredità?  Forse l’inferno è vuoto e magari è vero .. per molti l’inferno è già qui .. ma quando sosteremo davanti alla porta del paradiso e Qualcuno ci chiederà: hai amato? Quanti di noi, balbettando, potranno rispondere SI.

Giuseppe Calbi

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