ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
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ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

14 SETTEMBRE

FESTA DELL’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE 

Fratelli e sorelle in Cristo, Oggi celebriamo la festa dell’Esaltazione della Santa Croce. È una solennità che ci porta a fissare lo sguardo non solo su un segno, ma sul cuore stesso della nostra fede: la Croce di Cristo, che è per noi via di salvezza, segno di amore e sorgente di speranza. Molti santi ci hanno lasciato parole indimenticabili sulla Croce. Tommaso da Kempis scriveva: «Nella Croce c’è la salvezza, nella Croce c’è la vita, nella Croce c’è la gioia dello Spirito.» E l’antico grido della Chiesa ancora oggi risuona: «Ave Crux, Spes Unica - Salve, o Croce, nostra unica speranza.»

La Croce, che un tempo era strumento di tortura, è diventata per noi l’albero della vita, il trono della gloria, il segno dell’amore infinito di Dio. Nella prima lettura, tratta dal libro dei Numeri, il popolo d’Israele, morso dai serpenti, trova guarigione fissando lo sguardo sul serpente di bronzo innalzato da Mosè. Era solo un segno, una profezia di ciò che doveva venire: il Figlio dell’uomo innalzato sulla Croce.

San Paolo, nella lettera ai Filippesi, canta l’umiltà di Cristo: pur essendo di natura divina, si è abbassato fino alla morte, e alla morte di Croce. Ma proprio per questa obbedienza, Dio lo ha esaltato e gli ha dato il Nome sopra ogni altro nome. La Croce diventa così il grande paradosso della fede: umiliazione che porta alla gloria, morte che genera vita.

E nel Vangelo di Giovanni, Gesù ci dice: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.» E aggiunge: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito.» La Croce è la misura concreta dell’amore di Dio.

Ma, fratelli e sorelle, la Croce non è soltanto da contemplare, è da vivere. Non è solo un oggetto appeso al muro, è il modello stesso della vita cristiana.

  • Quando portiamo le nostre prove quotidiane con fede, viviamo la Croce.
  • Quando perdoniamo chi ci ha ferito, imitiamo la Croce.
  • Quando serviamo con umiltà e ci doniamo senza calcolare, abbracciamo la Croce.
  • Quando lasciamo che la Croce stia nelle nostre famiglie come stile di amore reciproco, allora mostriamo che essa è davvero la nostra speranza.

La Croce non è la fine, ma l’inizio. Non conduce alla disperazione, ma alla risurrezione. Guardandola, vediamo inciso nel legno e sigillato nel sangue che l’amore di Dio non ci abbandonerà mai. Innalziamo dunque la Croce nei nostri cuori e nella nostra vita, e facciamo nostra la preghiera di tutta la Chiesa: «Ave Crux, Spes Unica - Salve, o Croce, nostra unica speranza.» Amen.

don Titus

12 LUGLIO

VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Fratelli e sorelle carissimi, questa domenica la Parola di Dio ci accompagna in un viaggio. Nella prima lettura, il popolo d'Israele attraversa il fiume Giordano. Non è soltanto un passaggio geografico: è il passaggio dalla schiavitù alla libertà, dal deserto alla terra promessa. Dio chiede a Giosuè di raccogliere dodici pietre come memoriale, perché le generazioni future non dimentichino ciò che il Signore ha compiuto. Anche noi abbiamo i nostri passaggi del’ Giordano: momenti difficili, prove, cambiamenti, sofferenze. Se oggi siamo qui è perché Dio ci ha accompagnati lungo il cammino. Nella seconda lettura san Paolo ci ricorda che Dio è il Dio di tutti, dei Giudei e dei pagani. Nessuno è escluso dal suo amore. Non esistono privilegiati davanti a Dio: tutti siamo salvati nello stesso modo, mediante la fede in Gesù Cristo. Questa è la grande speranza del Vangelo: Dio apre la sua casa a tutti, ma ci invita ad entrarvi attraverso la porta che Lui stesso ci indica.

Dal 6 al 12 luglio 2026

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IL VOLTO FELICE DI UNA CHIESA IN MISSIONE

In «Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?» l’Arcivescovo indica alla Diocesi «lo stile sinodale» quale modalità per «irradiare la gioia cristiana». Dal 23 giugno l’edizione di Centro ambrosiano in vendita nelle librerie e negli store online.

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