8 FEBBRAIO
PENULTIMA DOPO L'EPIFANIA
Cari fratelli e sorelle, oggi celebriamo la Domenica della Divina Clemenza, una giornata che parla con delicatezza alla vita delle nostre famiglie. La clemenza è il modo con cui Dio ci guarda quando siamo fragili, quando portiamo nel cuore pesi che spesso gli altri non vedono. In questa domenica il Signore non entra nelle nostre case per giudicare, ma per restare, per sedersi accanto a noi così come siamo.
La prima lettura ci consegna una preghiera semplice e vera: il popolo riconosce il proprio peccato senza cercare scuse. È un atteggiamento che salva anche le nostre relazioni familiari. Quando smettiamo di difenderci e si ha il coraggio di dire la verità, l’amore può ricominciare. Dio non approfitta delle nostre cadute, ma le trasforma in un terreno nuovo da cui ripartire.
Il Vangelo ci presenta una scena che assomiglia molto alla vita. Una donna viene portata davanti a Gesù, esposta allo sguardo e al giudizio di tutti. È sola, circondata da persone che hanno già deciso chi è e cosa merita. Gesù non risponde subito: si china, scrive per terra, crea silenzio. È come se volesse rallentare la violenza delle parole e dei gesti. Poi invita ciascuno a guardare dentro di sé: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E uno dopo l’altro se ne vanno, perché davanti alla verità del cuore nessuno può sentirsi superiore.
Rimangono solo Gesù e la donna. È l’immagine più bella della clemenza di Dio: non un tribunale, ma un incontro. Gesù non minimizza il male, ma neppure schiaccia la persona sotto il peso dell’errore. Le dice: “Neanch’io ti condanno”. Prima di chiedere di cambiare, Gesù restituisce dignità. Prima della correzione c’è sempre l’amore. Anche nelle famiglie è così: nessuno cresce sotto il giudizio continuo, ma solo quando si sente accolto e compreso.
Questa scena ci invita a fermarci e a guardarci dentro. Quante volte anche noi abbiamo delle pietre in mano: parole dure, silenzi che feriscono, giudizi affrettati. Gesù oggi ci chiede di lasciar cadere queste pietre. Ci chiede di scegliere lo sguardo della clemenza, che non nega la verità, ma la unisce alla misericordia. È uno sguardo che libera, che apre strade nuove, che permette di rialzarsi.
Portiamo allora questa Parola nelle nostre case. Viviamo la clemenza nei piccoli gesti quotidiani: una parola detta con pazienza, un perdono offerto senza umiliare, un ascolto che non interrompe. Facciamo delle nostre famiglie un luogo dove si può sbagliare senza essere scartati, dove si può ricominciare senza paura. Così, giorno dopo giorno, diventeremo anche noi segno di quel Dio che oggi ci guarda e ci dice con amore: “Neanch’io ti condanno.” Amen.
don Titus







