12 LUGLIO
VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Fratelli e sorelle carissimi, questa domenica la Parola di Dio ci accompagna in un viaggio. Nella prima lettura, il popolo d'Israele attraversa il fiume Giordano. Non è soltanto un passaggio geografico: è il passaggio dalla schiavitù alla libertà, dal deserto alla terra promessa. Dio chiede a Giosuè di raccogliere dodici pietre come memoriale, perché le generazioni future non dimentichino ciò che il Signore ha compiuto. Anche noi abbiamo i nostri passaggi del’ Giordano: momenti difficili, prove, cambiamenti, sofferenze. Se oggi siamo qui è perché Dio ci ha accompagnati lungo il cammino. Nella seconda lettura san Paolo ci ricorda che Dio è il Dio di tutti, dei Giudei e dei pagani. Nessuno è escluso dal suo amore. Non esistono privilegiati davanti a Dio: tutti siamo salvati nello stesso modo, mediante la fede in Gesù Cristo. Questa è la grande speranza del Vangelo: Dio apre la sua casa a tutti, ma ci invita ad entrarvi attraverso la porta che Lui stesso ci indica.
Nel Vangelo qualcuno domanda a Gesù: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” È una domanda curiosa, ma Gesù non risponde con un numero. Non dice quanti entreranno nel Regno; rivolge invece la domanda a ciascuno di noi: “E tu? Vuoi entrare?” Gesù dice: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta.” La porta stretta non significa che Dio voglia rendere difficile la salvezza. Significa piuttosto che c'è una sola porta: Gesù stesso. Egli dirà nel Vangelo di Giovanni: “Io sono la porta.” Per attraversarla bisogna lasciare fuori il peso dell'orgoglio, della presunzione e dell'autosufficienza. Nessuno entra nel Regno perché è bravo, religioso o appartiene a una certa famiglia. Si entra soltanto con il cuore umile, riconoscendo di avere bisogno della misericordia di Dio. La porta è stretta perché vi si passa uno alla volta, senza maschere, senza titoli, senza meriti da esibire. Davanti a Dio siamo semplicemente figli che chiedono di essere accolti.
Gesù ci consegna poi alcune verità fondamentali sulla vita eterna, che non possiamo negoziare o ignorare. La prima verità è che la salvezza richiede un cuore umile. Non possiamo costruire una strada alternativa verso Dio: Cristo è l'unica porta. La seconda verità è che l'invito di Dio ha un tempo. Gesù parla della porta che un giorno verrà chiusa. È un’immagine seria, che ci ricorda che la nostra vita sulla terra non dura per sempre. Oggi è il tempo della conversione; domani potrebbe essere troppo tardi. La terza verità è che conoscere le cose di Dio non significa necessariamente conoscere Dio. Molti, nel Vangelo, dicono: “Abbiamo mangiato con te, ti abbiamo ascoltato.” Ma ascoltare il Vangelo non basta; occorre lasciarsi trasformare dal Vangelo. Possiamo frequentare la chiesa per anni e, nello stesso tempo, mantenere il cuore lontano dal Signore. La fede non è una semplice abitudine religiosa; è una relazione viva con Gesù.
Gesù continua con altre due grandi verità. La quarta è che rifiutare l'invito di Dio ha conseguenze eterne. Il Signore non minaccia; Egli avverte con amore. Come Noè costruì l'arca e invitò tutti a entrarvi prima del diluvio, così Cristo oggi ci offre l’arca della sua misericordia. Ma nessuno può rimandare per sempre la propria risposta. Dio rispetta la nostra libertà fino in fondo. La quinta verità, però, è la più consolante: chiunque può essere salvato. Gesù vede persone venire dall'oriente e dall'occidente, dal nord e dal sud, per sedersi alla mensa del Regno. Non importa il passato, l'età, la cultura, il peccato commesso o il luogo da cui proveniamo. Tutti possono entrare attraverso la stessa porta, che è Cristo. San Paolo lo afferma con forza: Dio è il Dio di tutti. Nel Regno non contano il denaro, la posizione sociale, il successo o la fama. Conta soltanto aver accolto Gesù con fede. Per questo Gesù conclude con una frase sorprendente: “Gli ultimi saranno primi e i primi saranno ultimi.” Nel Regno di Dio non vale la logica del mondo; vale la logica dell'amore, dell'umiltà e della grazia.
Cari fratelli e sorelle, questa Parola ci invita a passare dalla curiosità alla decisione. Non chiediamoci soltanto: “Quanti si salveranno?” Domandiamoci piuttosto: “Sto camminando ogni giorno verso quella porta che è Cristo?” Le dodici pietre del Giordano ricordavano al popolo la fedeltà di Dio. Anche noi abbiamo le nostre pietre: il Battesimo, l'Eucaristia, la Parola di Dio, le persone che ci hanno trasmesso la fede, le prove che ci hanno insegnato a confidare nel Signore. Non lasciamo che questi doni diventino semplici ricordi. Facciamone il fondamento della nostra vita. Ogni Messa è un invito anticipato al banchetto eterno del cielo. Ogni confessione è una porta che si riapre. Ogni gesto di amore rende il nostro cuore più simile a quello di Cristo. Chiediamo oggi la grazia di non rimandare la nostra risposta al Signore, di entrare con umiltà dalla porta che è Gesù e di aiutare anche gli altri a trovarla. Così, quando il Signore ci chiamerà, potremo ascoltare non parole di rifiuto, ma la voce più bella che un cuore possa desiderare: “Vieni, servo buono e fedele; entra nella gioia del tuo Signore.” Amen
don Titus







