15 FEBBRAIO
ULTIMA DOPO L'EPIFANIA
Cari fratelli e sorelle,
“Sbagliare è umano, perdonare è divino.” Con queste parole inizia la nostra riflessione oggi, mentre ascoltiamo la parabola del figliol prodigo nel Vangelo di Luca (15,11-32).Tutti noi, in un momento o nell’altro della vita, ci siamo sentiti come quel figlio: lontani da casa, confusi, persi nelle nostre scelte, talvolta incapaci di vedere la strada giusta. Ma questa parabola ci invita a guardare oltre l’errore, a ritrovare noi stessi e la nostra vera casa: la misericordia di Dio.
Nella prima lettura, Dio parla di amore che non abbandona, di un popolo che a volte si smarrisce ma che viene sempre richiamato. Come il Signore chiama Israele, così chiama ciascuno di noi: “Ritornate a me, vi amerò con cuore nuovo.” Anche quando ci allontaniamo, la sua voce ci raggiunge, dolce e persistente, come un padre che aspetta i figli alla porta di casa.
Nella seconda lettura (Romani 8,1-4), Paolo ci ricorda che non siamo più schiavi del peccato, ma figli e figlie liberati dalla grazia di Dio. Anche quando ci sentiamo perduti, anche quando gli errori ci pesano come macigni, c’è sempre la possibilità di ricominciare, di scegliere la vita e la libertà che Dio ci offre.
E così arriviamo al Vangelo, al cuore della parabola. Il figlio minore parte, cerca la felicità lontano da casa, si perde, sbaglia. Ma arriva in momento della verità: la fame, la solitudine, la consapevolezza del suo cuore vuoto. Solo allora ricorda la casa del padre, e fa il passo più difficile: ritornare. E il padre lo accoglie con gioia, senza giudizio, senza recriminazioni. È il perdono che ci salva, che ci ritrova. Dove siamo noi in questa storia? A volte siamo il figlio che sbaglia e si allontana; a volte siamo il figlio che rimane a casa e fatica a capire la misericordia; a volte siamo il padre che accoglie e perdona. In ogni ruolo, la parabola ci invita a riflettere: ritrovarsi significa riconoscere la propria fragilità, chiedere aiuto, perdonare e lasciarsi perdonare.
Un punto pratico da portare nella vita: questa domenica ci ricorda che non dobbiamo temere di guardarci dentro, di riconoscere i nostri errori, di fare il primo passo verso la riconciliazione. Ritrovarsi non è solo tornare a Dio, ma anche ritrovare noi stessi nella verità, nella bontà e nell’amore. E in questo, ogni piccolo gesto di perdono, ogni parola gentile, ogni abbraccio sincero diventa casa. Che questa celebrazione ci ispiri a ritrovarci ogni giorno, a vivere con cuore aperto, a perdonare e a lasciarci perdonare. Perché, in fondo, la vera felicità non sta nel non cadere mai, ma nel sapere sempre come rialzarsi e tornare a casa. Amen.
don Titus







