9 AGOSTO
XI DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Fratelli e sorelle, Gesù oggi ci dice una frase che sembra quasi una contraddizione: “Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.” Occhi da serpente, ma cuore da colomba. Gesù non ci chiede di essere ingenui, ma neppure furbi a danno degli altri. Ci chiede di avere occhi aperti e cuore pulito. Viviamo in un mondo nel quale non sempre chi è buono viene capito, non sempre chi dice la verità viene applaudito, e non sempre chi cerca il bene riceve riconoscenza. Per questo abbiamo bisogno di occhi aperti per riconoscere il male, ma anche di un cuore che non diventi cattivo a causa del male che incontra. È questa la prima lezione per la nostra vita: non diventare come ciò che combattiamo.
La prima lettura ci presenta Elia. È stanco, scoraggiato, quasi senza più forza. Ha camminato nel deserto e sente di non farcela più. Ma Dio non lo rimprovera. Gli manda un angelo che gli dice: “Alzati e mangia, perché troppo lungo per te è il cammino.” È una bellissima immagine di Dio. Quando siamo stanchi, Dio non ci chiede subito grandi cose. Prima ci nutre, ci rialza, ci dà forza e poi ci rimette in cammino. Quante persone oggi sono come Elia: stanche nel corpo, stanche nella famiglia, stanche nel lavoro, stanche nelle relazioni, stanche persino nella fede. Forse anche noi qualche volta diciamo: “Signore, non ce la faccio più.” E Dio ci risponde: “Alzati. Non sei solo. Il cammino continua.” Nella vita non dobbiamo vergognarci della nostra stanchezza. Dobbiamo imparare a portarla davanti a Dio.
La seconda lettura ci porta ancora più dentro il mistero della nostra debolezza. San Paolo parla della sua “spina nella carne”. Non sappiamo esattamente che cosa fosse, ma sappiamo una cosa: Paolo chiede a Dio di liberarlo e Dio non lo libera. Gli dice invece: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.” È una parola difficile, ma molto vera. Noi vorremmo eliminare tutte le nostre fragilità: la malattia, la solitudine, i fallimenti, le ferite del passato, le nostre debolezze. Dio, invece, qualche volta non toglie immediatamente la nostra croce, ma ci dà la forza per portarla. La debolezza non significa che Dio ci ha abbandonato. A volte proprio nella nostra fragilità impariamo a fidarci di più di Lui, a comprendere gli altri e a diventare più umani. Non dobbiamo dire: “Sono debole, quindi non valgo.” Possiamo dire: “Sono debole, ma la grazia di Dio può lavorare anche attraverso di me.”
E arriviamo al Vangelo. Gesù non nasconde ai suoi discepoli le difficoltà: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi.” È una frase realistica. Gesù non promette una vita senza problemi. Ma subito aggiunge: “Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.” Ecco la strada cristiana. Prudenza significa non fidarsi ciecamente di tutti, saper scegliere le parole, evitare discussioni inutili, non entrare in ogni conflitto, sapere quando parlare e quando tacere. Ma semplicità significa non vivere con il sospetto, non cercare vendetta, non rispondere al male con altro male. Occhi aperti, cuore limpido. Anche in famiglia: non dobbiamo essere ingenui, ma neppure trasformare ogni incomprensione in una guerra. Nel lavoro: dobbiamo essere prudenti, ma senza perdere l'onestà. Nella società: dobbiamo riconoscere ciò che non va, ma senza disprezzare le persone. Nella Chiesa: possiamo vedere le fragilità degli uomini senza perdere la fiducia in Dio.
Infine, Gesù ci dà la cosa più importante: non dobbiamo avere paura. Quando verrà il momento di testimoniare, “non preoccupatevi di come o di che cosa direte”, perché lo Spirito del Padre parlerà attraverso di noi. Questo unisce tutte e tre le letture. Elia riceve forza per continuare il cammino. Paolo scopre che la grazia di Dio è sufficiente nella sua debolezza. I discepoli ricevono lo Spirito per affrontare le difficoltà. Anche noi, dunque, possiamo camminare con occhi da serpente e cuore da colomba: occhi capaci di vedere la realtà, cuore capace di amare; prudenza senza paura, coraggio senza aggressività, verità senza durezza. La vita cristiana non consiste nel non avere problemi, ma nel non permettere ai problemi di rubarci il cuore. Quando siamo stanchi, lasciamoci rialzare da Dio. Quando siamo deboli, affidiamoci alla sua grazia. Quando incontriamo il male, non diventiamo cattivi. E quando arriva il momento di parlare e testimoniare il bene, lasciamo spazio allo Spirito Santo. Perché il mondo ha bisogno non di cristiani ingenui, ma di cristiani con occhi aperti e un cuore che assomigli sempre di più a quello di Cristo. Amen
don Titus







