6 SETTEMBRE
II DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI
Cari fratelli e sorelle, sono in India per il mio periodo di vacanza, ma sono felice di poter raggiungere ciascuno di voi attraverso questa omelia. Anche se siamo lontani, la preghiera e la Parola di Dio ci tengono vicini. In questi giorni sto vivendo momenti belli con la mia famiglia e con le persone care, ma porto nel cuore anche la nostra comunità.
Oggi la Parola ci invita a ricordare una cosa semplice e profonda: non siamo soli e la nostra vita non dipende soltanto dalle nostre forze. Gesù dice: «Il Figlio da se stesso non può fare nulla». Non è una parola di debolezza, ma di amore e di fiducia: Gesù vive nella piena comunione con il Padre e fa della volontà del Padre la sua vita. Anche noi possiamo imparare a dire: Signore, aiutaci a non vivere soltanto secondo la nostra volontà, ma a lasciarci guidare da Te.
La prima lettura, dal profeta Isaia, ci presenta un Dio che non abbandona il suo popolo. «Io sono il Signore, tuo salvatore e tuo redentore». È una promessa piena di speranza. Anche quando attraversiamo momenti difficili, Dio non si allontana. Egli può trasformare la nostra notte in luce e la nostra debolezza in forza. A volte pensiamo di dover risolvere tutto da soli: i problemi della famiglia, il lavoro, la salute, le preoccupazioni per il futuro. Ma Isaia ci ricorda che la nostra vita è nelle mani di Dio. Un piccolo esercizio pratico per questa settimana: quando arriva una preoccupazione, prima di dire “devo risolvere tutto”, fermiamoci e diciamo: “Signore, tu sei qui. Guidami Tu”. La fiducia non elimina i problemi, ma cambia il modo in cui li affrontiamo.
San Paolo, nella seconda lettura, ci porta ancora più lontano: «Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede». Ma Cristo è risorto, e quindi la morte non ha l'ultima parola. Questa è la nostra speranza. Ci sono momenti in cui dentro di noi qualcosa sembra morto: una relazione ferita, una speranza perduta, un progetto fallito, una stanchezza che non passa. La Risurrezione ci dice che Dio può far rinascere ciò che noi pensiamo ormai perduto. Non significa che tutto tornerà come prima, ma che Dio può aprire una strada nuova. Per questo non dobbiamo arrenderci davanti alle difficoltà. Possiamo ricominciare, chiedere perdono, perdonare, rialzare lo sguardo e fare un piccolo passo avanti. La fede nella Risurrezione è anche questo: credere che con Dio la storia non è mai definitivamente chiusa.
Nel Vangelo Gesù dice: «Il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre». Qui vediamo il cuore del rapporto tra il Padre e il Figlio: Gesù non vive indipendentemente dal Padre, ma in piena comunione con Lui. Questa parola può diventare anche la nostra regola di vita. Non dobbiamo vivere come se Dio fosse una parte della nostra vita e tutto il resto fosse separato da Lui: Dio da una parte, il lavoro dall'altra, la famiglia da un'altra parte, le decisioni da un'altra ancora. Per noi cristiani, Cristo è la nostra vita. Possiamo chiedergli di guidare le nostre parole, i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre decisioni e il nostro modo di trattare le persone. Prima di una scelta importante, possiamo domandarci: “Signore, che cosa vuoi che io faccia?” Prima di rispondere quando siamo arrabbiati: “Gesù, come risponderesti Tu?” È un modo semplice per vivere in sintonia con Lui.
Fratelli e sorelle, le tre letture ci consegnano una sola grande speranza: Dio è con noi, Cristo è vivo e noi possiamo vivere in Lui. Isaia ci dice: “Non avere paura, io sono il tuo Salvatore”. Paolo ci ricorda: “Cristo è risorto”. E Gesù ci insegna: “Da me stesso non posso fare nulla”. Anche noi possiamo trasformare queste parole in una preghiera quotidiana: “Signore, non voglio vivere soltanto secondo la mia volontà. Prendi la mia vita e guidala Tu. Sii Tu la mia forza, la mia speranza e la mia strada.” Anche se oggi siamo lontani fisicamente, rimaniamo uniti nella fede. Vi porto nel cuore dalla mia India e vi affido al Signore. Che Cristo viva in noi, che la sua vita diventi la nostra vita e che tutto ciò che facciamo, in famiglia, nel lavoro e nella comunità, possa essere fatto non per la nostra gloria, ma per la gloria di Dio. Amen.
don Titus







