13 SETTEMBRE
III DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI
Cari fratelli e sorelle, oggi Gesù ci invita a fermarci un momento e a guardare dentro il nostro cuore. Non ci chiede che cosa sappiamo di Lui, né ciò che abbiamo sentito dire dagli altri. Ci pone invece una domanda semplice, personale e decisiva: “Ma voi, chi dite che io sia?” Entriamo allora nelle letture di questa domenica lasciando che questa domanda ci accompagni, non soltanto nella mente, ma soprattutto nel cuore e nella vita.
1. “Chi dite che io sia?” - una domanda che arriva al cuore: Nel Vangelo Gesù non chiede ai discepoli che cosa hanno imparato su di Lui. Chiede: “Ma voi, chi dite che io sia?” È una domanda personale. Possiamo conoscere tante cose su Gesù, andare a Messa, pregare, ascoltare il Vangelo e, tuttavia, non aver ancora risposto con la nostra vita. Pietro risponde: “Il Cristo di Dio.” Ma questa risposta non può rimanere soltanto sulle labbra. Gesù ci domanda oggi: Chi sono io per te quando sei felice? Chi sono io quando soffri? Chi sono io quando una preghiera sembra non avere risposta? La fede comincia davvero quando Gesù passa dall’essere “il Cristo di cui parlano gli altri” a diventare “il Signore della mia vita”.
2. Gesù è Colui che ci riporta a casa: Isaia presenta un’immagine bellissima: il Signore raduna il suo popolo disperso e apre una strada perché possa ritornare. È quasi l’immagine di Dio che va a cercare i suoi figli sulle strade del mondo e dice: “Torna, c’è ancora una strada per te.” Anche noi possiamo essere “dispersi” senza andare molto lontano: dispersi nelle preoccupazioni, nel lavoro, nelle ferite, nelle incomprensioni familiari, nella solitudine. A volte il corpo è in chiesa, ma il cuore è molto lontano. Eppure Dio non si stanca di cercarci. Cristo non viene per dirci quanto siamo lontani, ma per mostrarci la strada del ritorno. Perciò una domanda concreta per questa settimana potrebbe essere: Da quale distanza il Signore mi sta chiedendo di tornare? Da una persona? Dalla preghiera? Dal perdono? Da me stesso?
3. Paolo ci dice: “Anch’io sono stato cercato” Nella seconda lettura Paolo guarda il proprio passato senza nasconderlo: era stato bestemmiatore, persecutore e violento. Eppure può dire: “Mi è stata usata misericordia.” Questa è una delle pagine più consolanti della Scrittura. Dio non ha aspettato che Paolo diventasse perfetto per amarlo. Lo ha incontrato proprio nella sua fragilità e ha trasformato il persecutore in apostolo. Anche noi portiamo pagine che vorremmo cancellare: errori, peccati, decisioni sbagliate, parole che hanno ferito qualcuno. Ma con Cristo il passato non deve diventare una prigione. Nelle mani di Dio persino una ferita può diventare una porta. Non chiediamoci soltanto: “Che cosa ho fatto?” Chiediamoci anche: “Che cosa può fare Dio, oggi, con ciò che sono?” La misericordia non cambia il nostro ieri, ma può cambiare completamente il nostro domani.
4. Dire chi è Gesù significa mostrare chi siamo noi: La risposta di Pietro diventa allora una responsabilità. Se diciamo che Gesù è il Cristo, qualcosa deve cambiare nel nostro modo di vivere. Se Gesù è il Signore, non possiamo pregare per la pace e portare rancore in famiglia; chiedere perdono a Dio e rifiutarlo agli altri; ascoltare il Vangelo la domenica e dimenticarlo il lunedì. La risposta più bella alla domanda “Chi dite che io sia?” non è una definizione perfetta, ma una vita trasformata. Forse questa settimana possiamo fare qualcosa di molto semplice: telefonare a una persona dimenticata, fare il primo passo dopo un litigio, visitare qualcuno che è solo, smettere di giudicare una persona, dedicare cinque minuti in più alla preghiera. Ogni piccolo gesto di Vangelo dice al mondo chi è Gesù per noi.
5. La risposta che continua dopo la Messa: In questi giorni, mentre sono lontano da Milano e trascorro un tempo di riposo in India, questa domanda di Gesù mi sembra ancora più bella: “E voi, chi dite che io sia?” Cambiano i luoghi, cambiano le persone, cambiano le lingue, ma il cuore umano porta ovunque le stesse domande, le stesse ferite e la stessa sete di essere amato. E Cristo continua a venirci incontro. Isaia ci ricorda che Egli raduna; Paolo ci testimonia che Egli perdona; Pietro proclama che Egli è il Cristo di Dio. Questa settimana non cerchiamo una risposta complicata. Diciamola con la vita: Signore, quando perdono, Tu sei il mio Cristo. Quando ricomincio, Tu sei il mio Cristo. Quando amo senza aspettare qualcosa in cambio, Tu sei il mio Cristo. Quando, anche nella fatica, continuo a fidarmi di Te, Tu sei il mio Cristo. E allora la domanda di Gesù non finirà con il Vangelo di questa domenica. Continuerà nelle nostre case, nelle nostre famiglie e nelle nostre scelte: “Chi sono io per te?” E possa la nostra vita, prima ancora delle nostre parole, rispondere: “Tu sei il Cristo di Dio; Tu sei il Signore della mia vita.” Amen.
don Titus







