27 SETTEMBRE
V DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI
Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato – Festa diocesana di Apertura degli Oratori
Cari fratelli e sorelle, oggi la Parola ci consegna una domanda molto semplice: quanto spazio c’è nel nostro cuore? C’è posto soltanto per chi conosciamo, per chi parla la nostra lingua, per chi appartiene alla nostra famiglia e alla nostra comunità? Oppure c’è ancora una sedia libera per chi arriva? Oggi celebriamo la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e, nella nostra Chiesa ambrosiana, la festa di apertura degli Oratori. Due occasioni diverse, ma con un unico messaggio: la comunità cristiana è una casa che apre la porta. Il migrante cerca una terra dove poter ricominciare; un ragazzo cerca un luogo dove sentirsi accolto e crescere. A entrambi la Chiesa desidera dire: “Qui c’è un posto anche per te.”
1. “Ascolta, Israele” – l’amore comincia dall’ascolto. La prima lettura inizia con una delle parole più belle della Bibbia: “Ascolta.” Prima di chiedere all’uomo di fare qualcosa, Dio gli chiede di ascoltare. E gli ricorda anche di non dimenticare ciò che ha ricevuto. Israele stesso è stato un popolo in cammino, accompagnato da Dio verso una terra nuova. Anche noi siamo persone che hanno ricevuto molto: una famiglia, una comunità, una fede, persone che ci hanno aiutato lungo la strada. Chi ricorda ciò che ha ricevuto diventa più capace di accogliere chi oggi ha bisogno. Questa settimana proviamo a domandarci: Chi mi ha accolto quando ero nuovo? Chi mi ha aiutato quando avevo bisogno? E per chi posso diventare io, oggi, una porta aperta?
2. “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi.” San Paolo ci ricorda che la libertà cristiana non significa vivere pensando soltanto a noi stessi. La vera libertà diventa servizio: “Mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri.” È una frase preziosa anche davanti al fenomeno della migrazione. Dietro la parola migrante non c’è un numero: c’è un volto. C’è una madre che spera per i suoi figli, un padre che cerca dignità, un giovane che sogna un futuro, una persona che porta con sé una lingua, una cultura, dei ricordi e spesso anche delle ferite. Non possiamo risolvere da soli tutti i problemi del mondo, ma possiamo fare qualcosa di molto concreto: guardare una persona prima della sua etichetta. Un saluto, un nome imparato, un ascolto sincero, un piccolo aiuto possono diventare il primo pezzo di una nuova casa.
3. Gesù semplifica tutto: “Amerai”. Nel Vangelo gli chiedono quale sia il comandamento più grande. Gesù non consegna una lunga lista; mette tutto dentro una sola parola: amore. “Amerai il Signore tuo Dio” e “amerai il tuo prossimo come te stesso”. È come una croce: una linea sale verso Dio, l’altra si apre verso i fratelli. Se manca una delle due, la croce non è completa. L’amore per Dio diventa visibile nel modo in cui trattiamo le persone. E il prossimo non è soltanto chi ci assomiglia o chi ci è simpatico. Il prossimo è colui che Dio mette sulla mia strada. Forse abita nello stesso condominio, siede accanto a noi in chiesa, arriva da un altro Paese, oppure è quel ragazzo che nell’oratorio rimane sempre un po’ da solo. La domanda cristiana non è soltanto: “Chi è il mio prossimo?” ma anche: “Per chi posso farmi prossimo oggi?”
4. L’Oratorio: una porta aperta, un cortile che diventa casa. Oggi ripartono i nostri Oratori. Pensiamoli non soltanto come luoghi dove giocare, ma come laboratori di fraternità. Un pallone può insegnare a passare e non soltanto a segnare; una squadra può insegnare che nessuno vince da solo; un educatore può aiutare un ragazzo a scoprire che la sua vita ha valore. Sarebbe bello se ogni bambino e ogni giovane che entra in Oratorio — italiano o straniero, sicuro o timido, credente o ancora in ricerca — potesse sentire: “Sono contenti che io sia qui.” Genitori, educatori, catechisti, sacerdoti e giovani abbiamo una missione bellissima: non soltanto organizzare attività, ma creare appartenenza. A volte un ragazzo non ricorderà tutte le parole che gli abbiamo detto, ma ricorderà per tutta la vita il luogo dove qualcuno ha creduto in lui.
5. Allarghiamo il cuore. Le tre letture oggi possono diventare tre piccoli verbi da portare nella settimana: ascoltare, servire, amare. Deuteronomio ci dice: Ascolta e non dimenticare. Paolo ci dice: Usa la tua libertà per servire. Gesù ci dice: Ama Dio e ama il prossimo. Allora proviamo concretamente: ascoltiamo una persona senza fretta; avviciniamoci a qualcuno che si sente fuori posto; insegniamo ai nostri ragazzi ad accogliere invece di escludere; facciamo un gesto gratuito per qualcuno che non potrà restituircelo. Il mondo spesso costruisce confini; il Vangelo ci insegna a costruire ponti. E forse il miracolo più bello di questa domenica sarà proprio questo: che qualcuno, grazie a noi, possa tornare a casa questa sera pensando: “Oggi qualcuno mi ha visto. Qualcuno mi ha accolto. Qualcuno mi ha fatto sentire che anch’io appartengo a questa famiglia.” Perché dove un cuore si apre all’altro, Dio ha già trovato casa. Amen!
don Titus







